La sessantacinque con tanta voglia e esperienza.
Sono Vittorio. Scrivo questa storia successa più di 10 anni fa, prima che mi sposassi.
A 25 anni lavoravo per un'agenzia immobiliare a Pescara. Nell'ufficio con me c'era Giovanna, una signora di 65 anni, non bella e poco attraente: la classica donna robusta, poco curata, spesso scapigliata.
Giovanna era molto simpatica, una persona tranquilla. Con lei avevo un ottimo rapporto; passando tante ore insieme in ufficio, si parlava di tante cose. Lei mi dava dei consigli sia sul lavoro che nella vita in generale, come amava dire lei: un rapporto tra una zia e un nipote.
Giovanna era sposata da tanto tempo e aveva 3 figli grandi. Spesso mi raccontava dei problemi nella sua famiglia e, in particolare, di quelli con il marito, un uomo burbero e poco simpatico.
Un giorno di pieno agosto, a lavoro in ufficio, c'eravamo solo io e lei. I nostri colleghi erano tutti in ferie e, soprattutto, non si vedeva neanche un cliente.
Mentre sistemiamo una pratica, Giovanna sbatte con il ginocchio e lo stinco della gamba sul tavolo, uno di quei colpi che provocano subito dolore. Io mi preoccupo subito e mi avvicino a lei per aiutarla a sedersi. Le dico se vuole che chiami qualcuno e lei mi dice di non preoccuparmi, che era solo una botta e che le sarebbe passata subito.
Le prendo da bere, le sto vicino e le richiedo se sente ancora dolore. Lei mi risponde di sì e che forse si stava gonfiando lo stinco, ma, avendo i pantaloni, non riuscivamo a vedere e capire bene.
Giovanna era visibilmente preoccupata e voleva vedere se si era formato un livido oppure un gonfiore. Mi dice di chiudere la porta a chiave e di chiudere le tende; eseguo subito quello che mi dice. Dopo un po' mi dice: "Vieni qua, aiutami a togliere il pantalone, perché non ci riesco". Lo faccio subito e mi trovo le sue grosse cosce bianche davanti, con un mutandone beige.
Sulla parte laterale dello stinco aveva un po' di gonfiore. Mi dice di prendere la sua borsa, perché dentro aveva una crema antinfiammatoria. Prendo la crema e gliela passo, e lei mi dice: "Vittorio, vuoi metterla tu? Lo sai che non riesco ad abbassarmi troppo fin lì". Le dico di sì. Apro l'astuccio, metto la crema in mano e inizio una sorta di massaggio nella zona che le faceva male.
Aveva le gambe grosse e gonfie, di una persona che conduce una vita sedentaria e, non vi nascondo, non era un bel vedere. Mentre massaggio la parte colpita, mi dice di mettere un po' di crema pure sul ginocchio. Rimetto un po' di crema sulle mie mani e spalmo il punto che mi aveva indicato. Lì succede l'impensabile.
Dal suo mutandone nero inizia a colare del liquido che le scende per le gambe. Mi sento in imbarazzo, ma faccio finta di niente. Più massaggiavo e più il liquido aumentava; era ormai troppo evidente.
Lei capisce che sono in imbarazzo e mi fa: "Vittorio, sono anni che mio marito non mi tocca e non mi sfiora. Devi scusarmi, ma è una reazione naturale".
Non so cosa rispondere. Sono ancora più in imbarazzo: tengo sudata davanti una donna di 65 anni, bassina e robusta, che le cola la figa come una fontanella. Ma proprio in quel momento sale il porco animale che è in me e le rispondo: "Ma figurati, Giovanna, non ti preoccupare. Anzi, se vuoi posso continuare ancora con il massaggio". Lei mi risponde di sì, perché aveva ancora dolore.
A quel punto decido di massaggiare sempre più su le due gambe, fino ad arrivare quasi alla sua figa. Lei non diceva niente e allora faccio il passo: le sposto il mutandone e le infilo un dito nella figa.
Fa un sussulto dalla sedia. Aveva la figa bagnatissima; non riesco neanche a vederla dai tanti peli che aveva. Intanto inizia a fare versi di piacere. Metto il secondo e il terzo dito dentro e inizio a fare più forte. Lei viene forte, bagna tutta la sedia e il pavimento.
Fino a quel momento il mio cazzo era stato moscio, ma alla vista di tutto quel lago diventa duro e lo tiro fuori.
Lei mi dice: "Cosa vuoi fare?" e io le rispondo: "Da quanto non prendi il cazzo?". E lei: "Da troppi anni, quasi non me lo ricordo più".
Senza rispondere le tolgo il mutandone e le infilo il mio cazzo durissimo in figa. Fa un salto e mi dice: "Fai piano, sono vecchia". Ma io, senza rispetto, la sbatto forte. Lei viene ancora. Sento il mio cazzo pieno di acqua, sento un lago e ormai è fradicia di umori e sapori.
Le dico che devo venire e lei mi dice di sborrare dentro senza problemi. Dopo poco la inondo del mio sperma. Tolgo il cazzo dalla sua figa e vedo che gocciola di tutto.
Lei mi dice: "Prendi la mutanda e rimettimela. Non mi voglio neanche lavare, voglio tornare a casa da mio marito con ancora la sborra dentro".
Grazie, Giovanna.
